La Caritas in Veritate di Benedetto XVI rappresenta uno dei testi più intellettualmente incisivi della nostra epoca, perché nell'affrontare i problemi posti dal crollo del comunismo ha rivoluzionato un'ampia serie di categorie troppo a lungo date per scontate. Su quel documento si erano concentrate le attese di quanti speravano che la Chiesa potesse fare un passo indietro e tornare a condannare il mercato, e invece l'Enciclica è andata nella direzione esattamente opposta, proponendo una conciliazione fra la Dottrina sociale della Chiesa e il liberalismo.
Il Ventunesimo secolo ha messo in forse qualcosa che nella storia dell'umanità non era mai stato dubbio: l'origine dell'uomo. E il venir meno di questa certezza investe, per la sua enorme portata, sia la sfera intima sia lo spazio politico, producendo ricadute che impongono scelte pubbliche e che, per questo, hanno la forza di condizionare l'agenda delle priorità politiche, generando inedite conflittualità e linee di frattura non scontate. "La questione antropologica" rappresenta il fatto pregnante del nuovo secolo.
Si deve prendere atto che, oltre al sistema scolastico, ad andare in crisi, talvolta fino a scomparire, sono state le varie “agenzie” educative che più o meno consapevolmente, fino a pochi decenni fa, contribuivano alla crescita e alla formazione del cittadino. Procedendo per macro categorie dobbiamo citare innanzitutto la famiglia, cellula sociale oggetto di una progressiva disgregazione, minata dall’interno dalla diffusione delle varie forme di “famiglia aperta”, dal numero sempre maggiore di figli monogenitoriali, e via di questo passo…
Siamo così giunti alla terza edizione. La rilevanza del tema prescelto è attestata, innanzitutto, dalle cronache dei giornali che ogni giorno ci confermano come la sfida sui confini dell’umano sia la più importante dei nostri giorni. E nessuno - proprio nessuno - potrà mai pretendere che il rapporto tra scienza e religione possa restare estraneo a tale sfida.
Nell’aprile del 2005, alla vigilia della sua ascesa al soglio pontificio, l’allora cardinale Joseph Ratzinger rivolse da Subiaco un invito affinché “anche chi non riesce a trovare la via dell’accettazione di Dio” cercasse comunque di “vivere e indirizzare la sua vita veluti si Deus daretur: come se Dio ci fosse”. Il primo incontro di Norcia, che si svolse nell’ottobre di quello stesso anno, dedicato al tema “Libertà e laicità”, volle essere una risposta immediata a quell’appello.
Questo volume raccoglie le idee, le argomentazioni e le emozioni di quanti – credenti e non credenti – hanno ritenuto che di fronte agli avvenimenti che hanno portato alla “grande rinunzia” di Benedetto XVI di recarsi all’Università “La Sapienza” fosse impossibile tacere. Il libro pone uno dei temi fondamentali del nostro tempo: il rapporto tra la laicità dello Stato e lo spazio pubblico delle religioni.
È ancora possibile dire “libera Chiesa in libero Stato”? I cristiani non potranno più esprimere apertamente la loro appartenenza alla tradizione culturale e civile giudaico-cristiana? E come coniugare il rispetto della nostra cittadinanza di fronte agli appartenenti a religioni e culture diverse senza pretendere o subire la conversione? La collaborazione tra credenti e non credenti è, in questo momento, assolutamente necessaria per ricercare ed arrivare ad un nuovo rapporto tra religione e spazio pubblico.
In un Paese in cui ancora oggi, nel senso comune, il termine "laico" è inteso come antitetico di "cattolico", è facile comprendere come la semplice prospettiva di un dialogo tra credenti e non credenti fosse destinata a provocare scandalo. A maggior ragione perchè quella proposta, a differenza di altre analoghe del recente passato, ha negato in premessa la riduzione della religione a moralismo politico cui dare realizzazione nella dimensione secolare.
