Ascolto il Papa perfino più di Enzo Bianchi. Penso che l'ecologia riguardi le foche e i panda, ma prima ancora l'embrione umano e i bambini che chiedono di nascere. Ritengo che Umberto Veronesi dovrebbe togliersi il camice da medico quando in Tv dice che Dio non esiste. Il dialogo interreligioso non mi ha fatto cessare di pregare perchè gli altri si convertano al cattolicesimo. Credo ancora che il mondo non possa salvarsi, ma debba essere salvato. Sono sicuro che da qualche parte c'è ancora un posto per Dio nel mondo.
Esauritasi la bagarre su "Leo Staruss padre dei neo-conservatori" è possibile riprendere il discorso su un protagonista della filosofia politica del XX secolo con animo più pacato, e magari spostare l'attenzione su un tema forse anche più importante, come appunto quello delle sue critiche al cristianesimo e al liberalismo, che ha invece suscitato minore attenzione.
L'idea di laicità, il rapporto tra cultura e integrazione, la questione antropologica, l'educazione, la famiglia, il rapporto della persona con i processi economici e con la giustizia. Scandagliando i temi più rilevanti del dibattito pubblico, il Senatore Quagliariello delinea in questo libro gli antidoti affinchè nella società, e fra i più giovani, non si affermi un'altra religione civile basata sulla ideologia dell'autodeterminazione, sul relativismo, sul nichilismo. E interpreta il senso dell'appello per una nuova generazione di cattolici in politica che dalla Chiesa proviene sempre più pressante.
In questo testo Giorgio Israel documenta con rigore come il razzismo di Stato trovasse sostegno in talune elaborazioni teoriche della scienza italiana, dall'antropologia all'eugenetica alla edemografia. Quanto al mondo universitario, se per un verso scontò l'espulsione degli scienziati ebrei, per un altro contribuì alla politica razziale del regime, salvo poi, nel dopoguerra, "dimenticarsi" delle compromissioni, in un processo di rimozione che in molti casi dura ancora oggi.
Contrariamente a quanto oggi si crede, l'Illuminismo e la cultura politica moderna sono figli di una ragione appassionata alla verità, non di una ragione fondamentalmente settica e relativista. La tesi di questo libro è che il recupero del pathos illuministico per la verità costituisce la migliore strategia per sottrarre il dibattito pubblico tra credenti e non credenti alla sua deriva di incomunicabilità e per ridare il giusto vigore al pluralismo, alla libertà e alla stessa laicità.
La fondazione Magna Carta, nella speranza di contribuire al dibattito su un tema cruciale per il futuro del Paese, offre all’approfondimento scientifico ed al dibattito politico un manifesto per l’introduzione nel nostro ordinamento della “cittadinanza a punti”. L’idea è quella di individuare alcuni criteri di carattere qualitativo che, integrando il tradizionale criterio cronologico, potrebbero servire a valutare il reale processo di integrazione dell’aspirante cittadino.
La lunga agonia del Sessantotto ha consentito al senso comune selezionato da quella vicenda di sopravvivere alle ideologie – sia quelle vere sia quelle posticce – che esso veicolava. Questo si è così trasformato in stile educativo, nelle case ancor prima che nelle scuole. E si è messo al servizio di pratiche e di comportamenti che negano in radice quel messaggio di rispetto, uguaglianza, solidarietà universale che il mito aveva veicolato.
«Signori, spesso mi è accaduto di vedere e di studiare da vicino - posso dirlo, credo, senza presunzione - i popoli liberi; ebbene, mi sia consentito di dire che mai ho visto popoli liberi la cui libertà non trovi le sue radici profonde nei convincimenti religiosi; e me lo spiego, convinto come sono che la libertà nasce dai costumi assai più che dalle istituzioni e che i costumi derivano dai convincimenti religiosi. Sono passati quarant'anni dal giorno in cui Portalis, parlando a nome di Napoleone al corpo legislativo, sostenne che una morale senza dogmi è come una giustizia senza tribunali. Questa affermazione è vera, Signori; lo era allora, lo è ancora oggi» [Alexis de Tocqueville, Discorso alla Camera dei Deputati del 17 gennaio 1844]
C’è una forma paradossale di negazionismo nel dibattito politico-culturale italiano secondo il quale il solo evocare il comunismo ai giorni nostri vuol dire fare un’operazione bassamente propagandistica perché esso sarebbe morto e sepolto nel secolo passato, per cui parlarne oggi significherebbe solo evocare un fantasma e chi lo fa non è politicamente corretto. Vogliamo fare i conti con una storia, quella del comunismo italiano, che non è finita né nel 1989, per il crollo del Muro di Berlino, né alla Bolognina, né con il cambio del nome dal PCI in PDS prima e poi nei DS, ma che è durata sotto molteplici forme politiche fino ai giorni nostri.
Due sono quindi le chiavi di lettura di questa raccolta. La prima, più immediata, offerta dalle narrazioni di spezzoni di vita biografici da parte dei differenti autori che serve a illuminare la storia di una adesione e l'uscita da un'esperienza. Ecco la critica al comunismo, il secondo piano di lettura, a Lotta Continua e, in generale, al '68 a partire da due punti centrali. La critica alla violenza, letta a partire dalla vicenda dell'omicidio Calabresi e la critica alla modernità. Snodi tematici che esigono la consapevolezza che questa opera di verità, necessaria ad una ricomposizione nazionale, richiede un'onestà di chi visse quegli anni che ancora è ben lungi da realizzarsi.
Alla fine degli anni sessanta, Nicola Matteucci aveva poco più di quarantanni ed era già uno dei più noti esponenti della cultura liberale. Di fronte al "lungo Sessantotto italiano", egli non operò ritirate strategiche, ma volle riproporre e rinnovare la propria prospettiva liberale attraverso una lettura critica di quanto stava accadendo in Italia e nel mondo. Da qui una serie di saggi, scritti a caldo, ma frutto di analisi tutt'altro che superficiali, ora raccolti in questo volume, che restano una delle testimonianze più interessanti della sua attività di studioso e di analista politico.
La tesi del libro di Fiamma Nirenstein è semplice e insieme rivoluzionaria, dato che va contro una propaganda pervasiva purtroppo diventata senso comune: Israele è un modello positivo di convivenza civile, proprio perché è fondato su un’ideologia – il sionismo – che propone un modo di vita insieme laico e carico di valori, attento ai bisogni della collettività e alla libertà degli individui, fondato sulla pace e sul progresso, alieno per sua natura dalla violenza.
Il libro raccoglie le cronache sulla politica francese dall'elezione plebiscitaria di Chirac, sorprendentemente contrapposto nel secondo turno delle presidenziali del 2002 al leader della destra xenofoba Jean-Marie Le Pen, fino al momento nel quale sul trono della monarchia repubblicana di Francia sale Nicolas Sarkozy.
La verità è che anche se le nostre truppe sono state infine ritirate, il nome di Nassiriya è invece destinato a restare nella storia d’Italia. E l’appello che la Fondazione Magna carta ha lanciato affinché la data del 12 novembre sia dedicata alla memoria degli italiani che in quella località dell’Iraq hanno perso la vita, svela a pieno il perché.
I morti di Nassiriya sono ancora oggi, dopo tre anni, eroi senza medaglia, martiri scomodi di una vera guerra che l’ipocrisia nazionale non poteva riconoscere.
Le pagine di questo volume partono dall’esame di alcune delle più significative sentenze e ordinanze degli ultimi mesi e individuano piste di approfondimento e ipotesi di lavoro ad ampio spettro, senza escludere modifiche legislative. Il tutto avendo presente la posta in gioco: la difesa delle nostre vite e della nostra civiltà.
Il volume racconta il ritiro dalla Striscia di Gaza deciso dal premier israeliano Ariel Sharon con l'intenzione di porre fine al decennale conflitto con i palestinesi. L'autrice descrive con partecipazione lo sgomento e le resistenze fra i "settier", i coloni che su questo lembo di terra hanno vissuto esistenze ed esperienze intrise di speranza come di violenza. Un libro di riflessioni per conoscere una vicenda su cui troppo spesso si affollano stereotipi e luoghi comuni.
L'Italia è stata l'unica grande nazione dell'Occidente la cui unificazione si è fatta contro volontà della Chiesa. E il moto unitario che si usa indicare con il termine 'Risorgimento' nella sua componente istituzionale così come in quella popolare fu, nella sua essenza, anticlericale. Queste peculiarità hanno contribuito in modo determinante a rendere, per lungo tempo, la legittimazione del nuovo Stato poco più di una scommessa da rinnovare ogni giorno. Alla luce di questa osservazione, e delle sue implicazioni che stendono la loro ombra fino ai giorni nostri, Quagliariello ripercorre le relazioni tra religione e lotta politica dall'Unità d'Italia alla recentissima elezione di papa Benedetto XVI
Sono ormai passati quasi due anni da quando, il 20 marzo 2003, le truppe angloamericane attaccavano Baghdad. Cominciava così la seconda guerra del Golfo. Una guerra che ci si aspettava breve e con pochi spargimenti di sangue e che, invece, nei fatti, si è rivelata essere lunga, estenuante e sanguinaria, con strascichi di morte e terrore. Il volume ricostruisce analiticamente le vicende di questa seconda disastrosa guerra del Golfo, analizzandone cause ed eventi e ricontestualizzandoli all'interno della più generale situazione del Medio Oriente.
La fondazione Magna Carta con questa pubblicazione, nata da una giornata di studio alla presenza dei principali attori politici, ha voluto fornire un contributo al dibattito culturale di quanti partecipano attivamente alla costruzione del Popolo della Libertà.

















