Via al nucleare entro l'Estate

di Federico Rendina

«Prima dell'estate il via libera definitivo del Parlamento al nuovo nucleare italiano» azzarda Claudio Scajoia, ministro dello Sviluppo economico. L'aula del Senato dirà con tutta probabilità sì entro oggi al ddl "sviluppo" che contiene il corposo pacchetto di provvedimenti pro-atomo. Un ultimo passaggio "blindato" alla Camera e a quel punto l'Esecutivo potrà esercitare, in sei mesi, un'ampia delega per decidere quale tecnologie scegliere («non solo la francese Epr» ripete il viceministro Adolfo Urso), come piazzare le nuove centrali e come compensare le popolazioni che accetteranno gli impianti, che godranno dell'autorizzazione unica e nel caso di ulteriori intoppi potranno sorgere anche in aree definite aforza "strategiche", perfino in territori militari. Aree che comunque «vanno ancora definite», possibilmente «con un processo partecipativo» precisano Scajoia e Urso. Nel frattempo il Governo allestirà l'agenzia per la sicurezza nucleare pescando dalle strutture dell'Enea e dell'Ispra, nominando il ponte di comando (un presidente e quattro membri) con il dovere però di garantirne l'indipendenza. Il tutto in sei mesi a partire, ben inteso, dal fischio definitivo d'inizio.

Ieri sera il Senato ha concluso le votazioni sull'intero provvedimento. La seduta si è arenata, per mancanza del numero legale, proprio ad un passo dal voto finale, atteso oggi. Ma in ogni caso manca almeno un ulteriore passaggio del ddl-sviluppo alla Camera, dove il testo varato dal Senato approderà in versione "blindata", senza escludere - lasciano intendere nel Governo - il ricorso alla fiducia. L'ultima accelerazione al Senato sembra legittimare l'ottimismo di Scajoia. Ieri è stata fatta piazza pulita di tutti gli emendamenti non graditi alla maggioranza. E anche si quelli che essa aveva prima gradito e poi sgradito. Così per la proroga dei tetti antitrust per l'Eni oltre la scadenza dei 2010 e almeno fino al 2015: l'emendamento (Bubbico, Pd) era passato in commissione ma è stato cassato, tornando a far compagnia alle infruttuose proposte di attuare la promessa separazione dell'Eni dalla proprietà di Snam rete Gas. Rimane il più blando emendamento della maggioranza (Casoli) che invita il Governo a studiare entro un anno misure pro-concorrenza nel metano.

Per il resto è stata data un impronta pro-infrastrutture anche alla misura che accresce dal 7 al 10%, a partire dal primo gennaio scorso, le royalty sull'estrazione di idrocarburi in Italia (che sarà in compenso facilitata da norma più snelle, anche nella contestata area dell'Alto Adriatico) per finanziare la riduzione del prezzo dei carburanti nelle regioni dove si trivella: un emendamento approvato ieri estende lo sconto anche alle regioni che ospiteranno i nuovi rigassiflcatori. Confermata anche la misura che sostituisce il vecchio obbligo per le compagnie petrolifere di rendere pubblici giornalmente i prezzi consigliati dei carburanti (misura sgradita all'Antitrust, che la vede come possibile strumento di "cartello") con l'obbligo per i singoli gestori delle colonnine a comunicare i prezzi effettivi al ministero dello Sviluppo. La brutta sorpresa, per le compagniepetrolifere, è un'altra: l'addizionale sull'aliquota Ires introdotta con la Robin Tax diventa più pesante, passando dal 5,5% al 6,5%. L'emendamento, introdotto per coprire il ripristino dei fondi all'editoria nel biennio 2009-2010, ha avuto il sì unanime di maggioranza e opposizione.

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