Va garantita al governo la possibilità di attuare il suo programma: così Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo dei senatori del Pdl, spiega il ricorso alla decretazione d'urgenza.
Per il capo dello Stato vanno evitati i provvedimenti omnibus, contenitori di norme spesso eterogenee. Il governo e la maggioranza non hanno nulla di rimproverarsi?
«Qualsiasi giudizio su questo aspetto non può prescindere da un'ottica storica. Da sempre si è ricorso ai decreti, e spesso molti di questi provvedimenti hanno finito col contenere materie incongrue. Tuttavia, vorrei citare un esempio virtuoso di cambiamento avvenuto proprio con l'attuale maggioranza».
Veramente l'attuale maggioranza ha fatto ricorso allo strumento del decreto senza grandi indugi.
«Però, se vogliamo raffrontarci con il passato, questo governo ha un indubbio merito: la legge finanziaria, che era il decreto omnibus per eccellenza, è stata da noi semplificata e anticipata in maniera addirittura esemplare. Di questo la maggioranza e il governo non possono che andare fieri. Detto questo, l'impianto istituzionale del nostro Paese non concede all'esecutivo gli strumenti per realizzare il proprio programma. È una anomalia che i padri costituenti misero già in evidenza nel 1949, ma allora c'erano profonde motivazioni storiche a giustificare una scelta improntata alla cautela. L'anomalia, però, diventa molto più grave ed evidente nel momento in cui si passa da una democrazia dei partiti a una democrazia degli elettori, situazione in cui si stabilisce un rapporto diretto fra sovranità popolare e governo».
Senatore, tutto questo non può giustificare un frequente ricorso ai decreti.
«Certamente bisogna renderli più omogenei ma soprattutto affrontare la questione fondamentale: serve una strumentazione istituzionale che dia all'esecutivo la possibilità di realizzare il programma di governo e al Parlamento la possibilità di esercitare un'azione di controllo. Il cuore della democrazia è sempre il rispetto della sovranità del popolo».
Perché le profonde modifiche ai decreti, che impediscono al presidente di esercitare i suoi poteri di garanzia?
«Anche in questo caso la preoccupazione del Quirinale è legittima. Ma il punto nodale è ancora una volta il rapporto tra governo e Parlamento, perché se il decreto cambia è per le modifiche introdotte durante il suo iter alle Camere. Bisognerebbe garantire all'esecutivo la possibilità di realizzare per via ordinaria, e non per decreto, il proprio programma, assicurando al Parlamento un'efficace azione di controllo ma una meno incisiva azione di intervento attraverso gli emendamenti».
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