Dei diritti e dei doveri degli "Access Provider"

di Roberto Santoro

 

Negli ultimi due anni il tema della neutralità tecnologica, meglio noto come net neutrality, ha destato l’interesse di diversi soggetti: enti regolatori, movimenti di opinione sulla libertà di espressione, grandi gruppi industriali, arrivando a coinvolgere direttamente governi nazionali (per esempio, il Presidente americano Barack Obama). Se non c’è dubbio che il tema sia al rilevante e attuale, stupisce che la “net neutrality” appassioni soggetti ed enti con interessi così fortemente variegati; da qui l’idea di sviluppare una breve analisi economica che consenta di comprendere meglio e con maggiore chiarezza quali sono gli interessi in campo, e che cosa si celi dietro il difficilmente “catturabile” termine di net neutrality - per poi approfondire l’analisi su quegli elementi di maggiore interesse economico industriale.

Iniziamo con il dire che al termine net neutrality non corrisponde un ben definito e coerente posizionamento mentre vengono accomunate sotto tale "brand" differenti istanze di "libertà", forse non tutte propriamente "liberali" il cui unico denominatore comune risulta essere il fatto di essere concentrate sul mondo dell’accesso ad Internet. Sotto il nome di net neutrality possono tranquillamente confluire:

1.      le istanze degli utenti del servizio Internet di poter accedere liberamente a tutti i contenuti, servizi e siti disponibili sul web;

2.      le istanze degli utenti del servizio Internet di poter distribuire liberamente i propri contenuti nel web;

3.      le istanze degli application e content provider (Google, Yahoo, Skype, Apple, Microsoft...) di poter raggiungere gli utenti Internet e fornirgli servizi e contenuti, senza dover subire alcun tipo di limitazione tecnica da parte degli access provider e senza dover corrispondere a tali soggetti alcuna remunerazione per l’utilizzo delle Reti.

In merito ai primi due punti, questi sembrano effettivamente riguardare più il campo del bilanciamento delle libertà e dei diritti individuali di espressione, comunicazione e privacy (rispetto alle necessità degli organismi nazionali di garantire determinati standard di sicurezza e legalità), che il campo delle dispute economiche sull'impatto del benessere complessivo innescato da differenti policy regolamentari; per tale ragione non tratteremo in modo estensivo tali argomenti.

Per quanto riguarda il terzo punto, esso risulta di rilevante interesse economico ed industriale, in quanto contrappone interessi almeno “apparentemente” opposti: alle legittime esigenze degli application e content provider si contrappongono quelle degli access provider relative alla necessità di salvaguardare l’integrità delle reti e massimizzare le opportunità di business necessarie per sostenere gli ingenti investimenti effettuati per la realizzazione e gestione delle reti di telecomunicazioni.

Salvaguardare l’integrità delle reti e massimizzare le opportunità di business significa anche consentire agli operatori di amministrare l’enorme flusso di traffico che transita sulle proprie reti, garantendo, con opportune tecniche di traffic management, a tutti gli utenti di usufruire di un servizio che ormai è diventato praticamente essenziale, cioè evitando che nei momenti di traffico più intenso si manifestino fenomeni di congestioni della rete.

A tale concetto si affianca un altro aspetto molto importante del traffic management, cioè la potenzialità di offrire un servizio di livello superiore per coloro che necessiteranno di maggiori prestazioni.

Gli Access Provider possono avere interesse a investire nella qualità delle reti di accesso e nelle modalità di gestione della qualità del traffico dati flessibili (ad esempio differenziando sia i parametri di qualità, sia rendendo flessibile tale qualità su base servizio o tempo), e nella creazione di two sided market che consentano, attraverso la creazione di nuove applicazioni e servizi, la migliore fruizione di applicazioni e servizi già esistenti, nonché la creazione di ulteriore valore per tutti i soggetti presenti nella catena del valore (consumatori, access provider, application e content provider).

Anche gli Application Provider (soprattutto quelli non dedicati alla massa ma di nicchia per tipologia di clientela o di applicazione) possono avere grande interesse allo sviluppo di un two sided market che consenta loro di sviluppare applicazioni e servizi fruibili unicamente sulla base di standard di qualità non fornibili a tutti i consumatori su base continuativa e standard.

In questo contesto il tema della qualità del servizio si inserisce come servizio aggiuntivo che viene offerto al cliente più esigente sia esso utente finale o service/content provider. Il dibattito che si è sviluppato intorno a questo tema, invece, pare erroneamente indirizzato, ed è stato orientato verso una non meglio definita “qualità minima del servizio” da garantire all’utente finale.

Ciò non è corretto per diversi motivi:

  • da un punto di vista degli operatori di accesso fisso, la banda che può essere fornita al cliente finale dipende fortemente dalla qualità della attuale rete di accesso disponibile da TI. In aggiunta, considerando che la velocità dipende anche dalla distanza del cliente finale dalla centrale, allo stato dei fatti non è definibile un livello minimo standard di qualità applicabile su tutto il territorio nazionale
  • da un punto di vista degli operatori mobili, il concetto è completamente inapplicabile. Difatti la tecnologia sottostante fornisce un accesso condiviso e dunque non è possibile garantire un livello minimo di qualità del servizio proprio perché non è prevedibile il numero di utenti che intendono accedere al servizio in un determinato periodo di tempo.

Alla luce di quanto sopra è chiaro che la capacità da parte di tutti gli utenti di poter utilizzare il servizio di accesso, ed evitare che pochi utilizzatori sfruttino tutta la banda disponibile, è garantita solo dalla possibilità da parte del gestore di rete di amministrare il traffico che transita sulla propria rete. In aggiunta a ciò è importante capire come coloro che necessitano di maggiori prestazioni, evitando al contempo ripercussioni sulla qualità del servizio offerta a tutti, siano disposti a corrispondere un premium al gestore di rete per l’incremento di prestazioni a loro dedicato.

In tale contesto è inoltre essenziale capire che l’amministrazione del traffico sulla rete non significa affatto controllo dei contenuti che viaggiano su di essa, difatti ciò è praticamente impossibile, eccessivamente oneroso e non di competenza del network provider. Se fosse anche possibile controllare ogni singolo contenuto che “viaggia” sulla rete, ciò andrebbe a violare i più elementari diritti alla privacy degli utenti che utilizzano l’accesso Internet, trasformando il network provider in una sorta di “grande fratello”. In questo caso pare molto esplicativo il parallelo con le autostrade, in cui il gestore della rete non può e non gli spetta controllare se sulla propria rete transitano auto rubate o modificate.

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