Settembre 2009, pp. 24
Introduzione
A chi ha evocato il “partito del Sud” almeno un merito va riconosciuto. Ha contribuito a riaprire nel centrodestra un dibattito sul meridionalismo, troppo a lungo messo da parte. Il Sud è stato negli ultimi vent’anni la parte del territorio nazionale che, di volta in volta, ha attribuito la vittoria politica a questo o a quello schieramento. Perché, a fronte della stabilità elettorale del nord e del Centro (egemone il centrodestra nel primo caso, il centrosinistra nel secondo), nel Mezzogiorno il consenso ha avuto un andamento pendolare ma, in ogni caso, sempre sfavorevole nei confronti della classe politica al potere, a livello nazionale così come a livello regionale. È stato questo il modo con il quale la società meridionale ha reagito alla mancanza di progettualità, al malgoverno e alla progettualità sbagliata. Il Pdl non può far finta di niente. Conta su un bonus, che gli deriva dai fallimenti che le giunte di centrosinistra hanno collezionato nelle regioni meridionali dall’abruzzo alla Calabria. Ma la rendita non è eterna e, per questo, le risposte non possono più tardare. Si apre a questo punto un dilemma interno, che va oltre le convenienze del momento per proporsi come vero e proprio spartiacque politico-culturale: il Pdl deve seguire “la via bassoliniana al Mezzogiorno” provando a coniugare sul versante del centrodestra il mito dell’autonomismo meridionale e del differente progetto di sviluppo o, piuttosto, deve essere in grado di rilanciare quel meridionalismo strategico e nazionale che si è esaurito con la stagione dell’intervento straordinario e si è infranto contro gli scogli delle regioni? Io sono per questa seconda opzione. ritengo, anzi, che se essa non verrà coltivata lo stesso Pdl inteso come partito nazionale a vocazione maggioritaria perderà di senso. Per questo, e per liberare il problema del partito del Sud dalle convenienze più immediate della politique politicienne, nel limite delle mie capacità ho cercato di offrire un contributo al dibattito: di esprimere punti di vista, idee, possibili soluzioni. nel centrodestra non sono stato il solo. E anche per tale ragione può forse risultare utile che alcuni di questi contributi vengano raggruppati e riproposti, pur presentando essi alcune sovrapposizioni argomentative e, talvolta, persino lessicali. affrontano, però, tre aspetti differenti del problema, ed è per questo che si è deciso di pubblicarli, senza tener conto dell’ordine cronologico. Il primo articolo, pubblicato originariamente dal quotidiano “Il Foglio”, tratta della dimensione culturale della questione meridionale e della scelta di campo da operare tra particolarismo e dimensione nazionale. È una risposta a quanti nel Pdl hanno accarezzato il progetto del “partito del Sud”. Il secondo ha invece visto luce su “Il Mattino” e si sofferma sulle condizioni di contesto necessarie affinché il Sud si trasformi in una grande opportunità per tutta la nazione. Ed è la proposta di un neo-statalismo che veda lo Stato farsi garante delle condizioni dello sviluppo piuttosto che nutrire la presunzione di allocare risorse, aiuti e finanziamenti. Il terzo, infine, è un intervento ospitato da “libero”, sulla fiscalità di vantaggio e il mercato del lavoro; vi si avanzano alcune proposte e ci si pongono alcuni problemi di compatibilità con una più complessiva azione di governo. Vuol essere, di fatto, una proposta alla lega affinché non venga lasciata cadere l’apertura di Bossi verso un meridionalismo strategico. Manca, invece, un contributo specifico sul “problema dei problemi”: quello di costruire una classe dirigente intesa in senso moschiano che oggi non c’è. Una classe dirigente orgogliosa delle proprie radici ma, al contempo, in grado di proporre, accompagnare e sostenere una politica di sviluppo senza rifugiarsi nella favola bella del Mezzogiorno civilizzato e autosufficiente. tale esigenza, però, nessun articolo o saggio potrà mai soddisfarla. Per questo, almeno chi ha deciso di “far politica”, ha un dovere. Cercare di soddisfarla dando ad essa risposte ogni giorno e sul campo, con umiltà e pazienza: doti che certo non mancano ai migliori tra i meridionali.

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