I nuovi orizzonti della Politica

di Gaetano Quagliariello

La Fondazione Magna Carta è stata tra i primi think tank italiani di area liberal conservatrice. Un primato importante e prezioso, tanto più oggi in un momento in cui i “pensatoi culturali”, nati per contribuire all’elaborazione di idee dopo il crollo delle ideologie del Novecento, si trovano di fronte alle grandi sfide del nuovo secolo, pressati dalle urgenze che i processi di modernizzazione nel bene e nel male impongono alla società, costretti a stare al passo con i ritmi incalzanti dei mutamenti per non smarrire la propria ragione d’essere.

Da almeno un decennio gli spazi del confronto e del dibattito pubblico sono completamente mutati, così come anche i paradigmi interpretativi dei fenomeni politici e sociali. Magna Carta si muove in questi nuovi ambiti consapevole che il terreno sul quale i liberali del terzo millennio devono difendere la dignità della persona umana in tutti i suoi molteplici aspetti contro l’avvento di un nuovo determinismo è quello della biopolitica; che per governare i problemi posti dall’intensificarsi dei flussi migratori è necessario abbandonare la via fallimentare del multiculturalismo, in favore di una sintesi in grado di contemperare le paure di chi giunge in Italia per disperazione con quelle dei ‘nuovi deboli’ che nelle periferie delle nostre città si sentono ogni giorno di più stranieri in casa propria; che per non restare indietro di fronte alla globalizzazione dei processi è necessario emancipare il liberalismo dalla tentazione minoritaria, per contaminarlo con le esigenze altrettanto importanti dettate dalla solidarietà sociale; che per elaborare ricette all’altezza di tutte queste sfide si deve mettere in moto un percorso di riforme istituzionali che aggiorni l’architettura del nostro Stato, rendendola coerente con le esigenze di una democrazia davvero decidente. A questo serve un think tank: a interpretare fenomeni nuovi e ad aiutare la politica senza timore di “compromettersi” con essa.

Mentre noi giochiamo in prima linea nelle istituzioni la grande partita della guida di questo Paese, confidiamo che dai “pensatoi” di riferimento della nostra area politica – che sono liberi dai vincoli della responsabilità che l’amministrazione della cosa pubblica necessariamente impone – possa giungere la linfa per l’elaborazione di idee e, perché no, anche per le critiche. Appena sono stato investito di una responsabilità istituzionale, dunque, ho deciso di dimettermi dalla presidenza della Fondazione Magna Carta, passando il testimone a Francesco Valli e assumendo un incarico onorario in un luogo che ho visto nascere e crescere con il sacrificio e la passione di tanti, e al quale si deve lasciare libertà, ora che da avanguardia di una battaglia culturale ha saputo farsi “cantiere” per contribuire a rafforzare le idee di quella parte politica che la Fondazione, senza imbarazzi né complessi di sudditanza e in totale indipendenza, ha individuato come propria interlocutrice privilegiata.

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