La riforma dello Stato

Nasce l'associazione "Prima viene l'articolo 15"

di Gaetano Quagliariello

Fonderò un'associazione che si chiama 'Viene prima l'articolo 15', perché sul tema delle intercettazioni è in gioco la dignità della persona e il confronto tra due idee contrapposte: quella di chi ritiene che lo Stato può tutto, può entrare nella vita di una persona e massacrarla senza confini, e chi ritiene che fatte salve le esigenze delle indagini e dell'informazione vi sia qualcosa di inviolabile per tutti i cittadini, dal più umile al più esposto, che viene prima ancora della legge e in cui nessuno Stato può entrare.

Nella nostra Costituzione c'e' anche un articolo 15, e i nostri costituenti hanno voluto che il diritto alla riservatezza venisse prima ancora del diritto di cronaca e delle norme sull'ordinamento giudiziario. Non dobbiamo temere sudditanze culturali: come durante il caso Moro contro la statolatria si alzò la voce di Leonardo Sciascia, così oggi contro gli articoli di Saviano sulle intercettazioni si deve alzare la voce del PdL. Se c'è nel Pdl chi ritiene che un partito moderno debba uniformarsi all'ideologia dominante, che è quella di sinistra, si sbaglia.

I nostri principi sono una risposta a quella cultura. In un grande partito non puo' esserci una ideologia o una cultura unificante, ma non per questo si può trasformare in un'agenzia del relativismo moderno, in un'agenzia di promozione di una classe dirigente nichilista sganciata da qualsiasi principio, finalizzata solo all'alternativa gestionale.

Se questo è lo scontro in atto nel Pdl, noi dobbiamo affermare che ci sono principi dai quali non si transige, magari declinati in maniera diversa ma senza che si possa uscire da una cornice culturale comune. Allo stesso modo, io non demonizzo le correnti se si pongono come contributo intellettuale, ma a condizione che non facciano saltare e non modifichino il patto sancito con gli elettori, che non diventino un partito nel partito, e soprattutto che non sottopongano alle loro esigenze la vita delle istituzioni.

C'è un problema che non si può far finta di non vedere: c'è una dinamica istituzionale e un dibattito interno al partito, e i due ambiti devono rimanere ben distinti, altrimenti finiremmo per scivolare dalla partitocrazia alla correntocrazia proprio noi che abbiamo fondato il Pdl per sostituire alla centralità dei partiti la centralità degli elettori.


Commenti

In difesa dell'articolo 15

Il pericolo di una deriva “totalitaria” dell’uso delle intercettazioni è certo più grave dei possibili vantaggi che un uso incontrollato di strumenti tecnologici sempre più invasivi (e poi, nelle mani di chi?) porterebbe alla prevenzione o repressione di eventuali reati. Il diritto alla propria intimità, alla riservatezza inviolabile della propria vita privata, è un diritto che qualsiasi dittatura ha provato a scardinare. Si scrive diritto ad intercettare per informare e si legge diritto al pettegolezzo feroce, al guardonismo alla Fantozzi, all’uso del manganello mediatico contro gli avversari. Siamo al trionfo della delazione, della soffiata, della spiata: è la fine della politica anche come sublimazione di pulsioni inconfessabili, la legittimazione culturale di chi vive sull’idea che l’odio sia il motore della storia. Se la civiltà liberale, come la matematica, non è un'opinione di pochi, l'articolo 15 viene prima dell'articolo 21.

Una difesa della privacy

La guerra contro il DDL sulle intercettazioni ha una vittima certa: la libertà privata come valore indisponibile. In questa battaglia politico-mediatica, lo spazio inviolabile della vita individuale è solo un “danno collaterale”, come dicono i militari, preventivato da molti, temuto da pochi, perseguito certamente da qualcuno. Si scrive Diritto all’Informazione e si legge diritto al pettegolezzo feroce, al guardonismo compulsivo, all’uso del manganello mediatico contro gli avversari. Ma c'è di più: il pericolo di una deriva “totalitaria” nell’uso delle intercettazioni è ben più grave, nella concezione democratica e liberale che oggi tanti ostentano a parole, dei possibili vantaggi che un uso indiscriminato e incontrollato di strumenti tecnologici sempre più invasivi (e poi, nelle mani di chi?) porterebbe alla prevenzione o repressione di eventuali reati. Insomma, i danni rischiano di essere (e in qualche caso sono stati) ben maggiori dei benefici. Dove sono più gli “appelli alla vigilanza democratica” del PCI di una volta contro “la destra golpista e reazionaria”? E che fine hanno fatto i radicali, che hanno condotto battaglie memorabili su questi temi? E’ curioso che proprio chi montava la guardia al bidone di benzina delle libertà costituzionali ora giri gli occhi dall’altra parte, o addirittura usi quella benzina per infiammare il clima politico nazionale ben oltre i limiti di una discussione aspra ma assennata. Con lo slogan "intercettateci tutti", siamo al trionfo della delazione, della soffiata, della spiata: siamo alla fine della politica anche in quanto sublimazione di pulsioni inconfessabili, alla legittimazione culturale di chi vive sull'idea che l’odio sia il motore della storia. P.S. Come posso aderire all'associazione?

l'art. 15

Si Egr.Onorevole Quagliariello deve comunque venire l'articolo 15 poi tutto il resto compreso l'art. 21

diritti e doveri dei cittadini

Ho partecipato come spettatore al Seminario del 06.07 u.s. nel quale ho potuto apprendere che non esiste legge che non può essere aggirata modificata interpretata addomesticata da chi amministra la giustizia in Italia. Pertanto aggirare anche l'eventuale legge sulle intercettazioni telefoniche ,se mai si arrivasse a modificarla, è un gioco da ragazzi certo addetti al campo. Veramente lo abbiamo imparato anche noi "uomini della strada" basterebbe dotarsi degli strumenti e poi..Ma che cosa serve allora fare leggi nuove o modificare quelle vecchie se poi il Parlamento viene messo costantemente e continuamente in minoranza dalla Magistratura che a suo piacimento concretamente modifica o boccia le norme licenziate dal Parlamento. Ma allora si che viene da domandarci a cosa servono le Camere se poi l'ultima parola decisiva la dicono i tribunali. Rovesciate il tavolo e fin quando non vengono ripristinate le priorità e la linea di comando e controllo della Nazione non solo non erogate più nuove leggi ma sospendete anche le vecchie eccetto quelle indispensabili. Poi una volta per tutte rifatti gli equilibri con i pesi e contrappesi giusti si riparte. Comunque tornando all'articolo 15 questo articolo della costituzione va tenuto in considerazione prima dell'art. 21 per la libertà di stampa che comunque va rivisto e messi nuovi paletti perchè com'è ora difende le ragioni di chi scrive e non del soggetto e poi la fuga di notizie deve prevedere dure sanzioni contro chi anche involontariamente le favorisce.

Articolo 15

Aderisco all'associazione. Giorgio Stracquadanio
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