La riforma dello Stato

Intercettazioni: troppi abusi, ecco perché il sistema è imploso

di Vittorio Mathieu

La difesa dell’art. 15 della Costituzione da parte del Pdl contro l’abuso delle intercettazioni non è dovuta a scarsa attenzione alla sicurezza: è dovuta alla persuasione che, in una società libera, il rispetto della privacy è un fine, le indagini sono un mezzo, per quanto necessario, a reprimere il crimine.

L’elefantiasi delle intercettazioni è un segno chiarissimo che i singoli vengono strumentalizzati da una politica che, col pretesto del bene collettivo, sacrifica quasi tutti i beni individuali, salvo quelli di alcuni privilegiati. Ma le vicende degli ultimi 30 anni hanno mostrato che alla lunga anche il bene del Grande Fratello, quando si gonfia troppo, finisce con lo scomparire per implosione. Al tempo del comunismo all’hotel Intercontinental di Praga, dov’erano ospitati gli stranieri, su cinque stanze una era attrezzata per l’ascolto di ciò che si diceva nelle altre quattro. È chiaro che a lungo andare un sistema del genere soffoca se stesso, perché i costi divengono insostenibili.

Nei regimi comunisti, per quanto organizzati con cura, i mezzi finiscono infatti col sopprimere quella stessa organizzazione che li pone in atto. In Italia il caso delle intercettazioni che soffocano anziché aiutare le indagini è emblematico. Quand’anche il modo in cui sono condotte non violasse la privacy il loro costo sarebbe esorbitante. Diviene persino impossibile utilizzarle, perché il giudice che deve decidere non ha il tempo di valutarne i frutti, filtrati attraverso specialisti di vario tipo. Il risultato è che le intercettazioni servono solo a soddisfare qualche curiosità illecita. Che la difesa dell’art. 15 miri a coprire il crimine è una fandonia. La legge in discussione al Parlamento non vieta punto alla polizia di continuare a indagare su tutti (compresa se stessa). Vieta solo l'arbitrio. Il pericolo è, semmai, che la legge venga aggirata moltiplicando le ipotesi di reato e allungando le proroghe con sempre nuovi pretesti.

Circa i rapporti tra accusa e difesa, si tenga presente che la Costituzione e le sentenze della Corte costituzionale equiparano le due parti. Il Pm non è super partes: è anche lui una parte, sia pure sui generis (essendo tenuto a comunicare anche eventuali elementi a discarico). Dunque l’azione contro l’abuso delle intercettazioni è in perfetta armonia con la Costituzione. Quanto alla privacy, che la legge vuol proteggere, essa non è solo un diritto dei singoli, ma anche un interesse della comunità: se il singolo, operando correttamente, raggiunge i propri scopi, anche la comunità ne trarrà un vantaggio. Dovremmo essere più precisi nel definire la privacy: gli americani parlano di un «diritto ad esser lasciati soli». Noi dovremmo dire: diritto di «esser lasciati liberi di lavorare in pace».

(Tratto da Il Giornale)

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Una difesa della privacy

La guerra in atto contro il DDL sulle intercettazioni ha una vittima predestinata: la libertà privata come valore indisponibile. E così, in questa battaglia politico-mediatica, lo spazio inviolabile della vita individuale sarà un “danno collaterale”, come dicono i generali, previsto da molti, paventato da pochi, cercato da qualcuno. Si scrive Diritto all’Informazione e si legge diritto al pettegolezzo feroce, al guardonismo alla Fantozzi, all’uso del manganello mediatico contro gli avversari. Siamo al trionfo della delazione, della soffiata, della spiata: è la fine della politica anche come sublimazione di pulsioni inconfessabili, la legittimazione culturale di chi vive sull'idea che l’odio sia il motore della storia. Il pericolo di una deriva “totalitaria” dell’uso delle intercettazioni è ben più grave, nella concezione democratica e liberale della società che tutti a parole ostentano, dei possibili vantaggi che un uso indiscriminato e incontrollato di strumenti tecnologici sempre più invasivi (e poi, nelle mani di chi?) porterebbe alla prevenzione o repressione di eventuali reati. Insomma, i danni rischiano di essere (e in qualche caso sono già stati) molto maggiori dei benefici. Il grido “intercettateci tutti” è ancora più agghiacciante se si fa caso che viene anche dagli eredi del PCI di una volta, che lanciava a ogni piè sospinto “appelli alla vigilanza democratica” contro le “tentazioni golpiste della destra reazionaria”. E poi, che fine hanno fatto i radicali pannelliani, che hanno condotto battaglie memorabili su questi temi? E’ curioso che proprio chi montava fieramente la guardia al bidone di benzina delle libertà nate dalla lotta partigiana ora giri gli occhi dall’altra parte, o addirittura usi quella benzina per infiammare il clima politico nazionale ben oltre i limiti di un dibattito aspro ma in cui tutti siano consapevoli di un pericolo più grave del beneficio eventuale di ascoltare e pubblicare a ogni costo qualsiasi telefonata di Berlusconi. Si tratta del rischio di cedere il diritti alla propria intimità, alla riservatezza della vita privata, che viceversa qualsiasi dittatura ha provato a scardinare.
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