Come il 1979? L'assalto degli "studenti" iraniani all'ambasciata inglese di Teheran del 29 novembre scorso ha riportato subito alla mente quanto successo all'indomani della rivoluzione khomeinista quando fu assaltata l'ambasciata americana. E' facile azzardare un paragone fra oggi e allora, ma le immagini dalla capitale iraniana con decine di uomini intenti a bruciare l'Union Jack sopra il cancello della sede diplomatica britannica non bastano a giustificarlo. Un reportage che ripercorre gli ultimi trent'anni della storia iraniana.
In una congiuntura politica che richiede validi strumenti militari per interventi in aree strategiche, lo studio esamina la spesa militare europea ed americana. Partendo dall’analisi dagli investimenti dei singoli paesi e dalle loro strategie politiche suggerisce una maggiore sensibilità e una via alla razionalizzazione delle spese.
L'eliminazione di Bin Laden rappresenta un momento di svolta della politica estera americana, segnando il passaggio al confronto obbligato con il colosso cinese. L'amministrazione Obama ha già dato forti segnali di questo ripensamento dei suoi interessi strategici. Ma restano molti dubbi.
Il neoconservatorismo era dato per morto, “sepolto nelle sabbie irachene”. Però continua a esistere, non soltanto ispirando la politica estera del Partito repubblicano ma anche – come affermano i suoi sostenitori – nelle scelte di Obama.
L’entusiasmo dei media più ancora che della sinistra italiana per l’Obamacare mostra due cose. Non conoscono la riforma, o fanno finta di non conoscerla. Brindano solo alla politica padrona.
A guardare come sono andate le cose negli ultimi giorni tra Israele e gli Stati Uniti, si può dire che il processo di pace iniziato a Oslo nel 1993 è morto e sepolto. Lo stato ebraico ne esce indebolito sul piano internazionale, ma Netanyahu va avanti lo stesso.
Obama vuole ottenere un risultato che è sfuggito al suo predecessore? Favorisca il “regime change” in Iran.
Pubblichiamo il testo della "Oregon Petition", sottoscritta da oltre 30.000 scienziati che si oppongono al Protocollo di Kyoto.
Al centro delle fantasie internazionaliste di Obama c’è l'idea che una “comunità di nazioni” con le sue regole comuni sia l’approdo definitivo della Storia e un modo per risolvere le crisi internazionali. Ma là fuori c'è un mondo hobbesiano che funziona altrimenti.
Nel corso del suo primo anno alla Casa Bianca, Obama ha messo alla prova della realtà internazionale i paradigmi della sua politica estera. Ma nel 2010 il presidente americano potrebbe mutare rotta, preso atto del mancato conseguimento dei risultati auspicati.
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