Il filo rosso degli interventi che si sono susseguiti durante il Convegno "Pentiti dei pentiti?", organizzato ieri dalla Fondazione Magna Carta a Roma, è stato, senza dubbio, quella della "professionalità".
Esorcizzare gli spettri della cattiva antimafia che ha infestato gli ultimi decenni di storia italiana potrebbe essere un buon inizio verso una "secolarizzazione" del fenomeno del pentitismo.
Disegno di legge per l'istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione di coloro che collaborano con la giustizia presentato al Senato della Repubblica il 3 novembre 2009 su iniziativa del Senatore del PdL, Luigi Compagna.
Vi raccontiamo la storia del pentito Giuseppe Pellegritti, del suo mentore Angelo Izzo, e di come il giudice Giovanni Falcone seppe far crollare il loro castello di fandonie.
Lo scrittore Leonardo Sciascia non rinunciò mai a illuminare i paradossi del "pentitismo", pur riconoscendo il ruolo dei collaboratori di giustizia come un elemento indispensabile per combattere la mafia.
Specializzazione degli Ordini, formazione professionale, informatizzazione del lavoro e separazione delle carriere. Questi sono i temi più importanti per i professionisti dell’Avvocatura. E Roma sarà il banco di prova del “processo telematico”
L’articolo 41 bis è davvero la punta di diamante nel contrasto giudiziario alla mafia e alla criminalità organizzata? Esso ha certamente garantito l’isolamento carcerario dei boss di Cosa Nostra ai quali è stata inflitta una detenzione dura ai confini della violazione dei diritti umani. A distanza di 17 anni è tempo di bilanci, perché quella norma ha molto a che fare con la gestione dell’arma che si è rivelata vincente: quella dei collaboratori di giustizia.
Il caso Spatuzza e non solo. Il tema della gestione dei pentiti torna al centro del dibattito politico. Fare chiarezza, capire cosa non funziona e correggere le storture che negli anni si sono verificate è l'obiettivo sul quale il centrodestra sta lavorando.
Il dibattito sulla revisione della normativa che disciplina l’utilizzo delle dichiarazioni dei pentiti di mafia dovrebbe tenere conto di alcune considerazioni “tecniche” sul piano legislativo, giurisprudenziale e ordinamentale, più che avvitarsi in contrapposizioni spesso ideologiche e strumentali che ne viziano la sostanza.
"Un collaboratore di giustizia può fornire elementi utili alle indagini, ma il rischio che tra le verità si celi una menzogna è sempre alto. Per rendersi conto della pericolosità dei pentiti basterebbe ricordare il caso Tortora". Spatuzza non fa eccezione, anche perché dietro le sue parole "che vanno verificate bene e per essere credibili devono portare a fatti oggettivi" potrebbe esserci la mano della mafia contro lo Stato.
- 1 di 2
- ››
