Il 18 aprile del 1861 il giovane parlamento italiano vive il suo primo vero momento di tensione. Si dibatte sul destino dei garibaldini, se inquadrarli nell’esercito regolare o rispedirli a casa con una pacca sulla spalla e un compenso simbolico. La sala di palazzo Carignano, a Torino, è percorsa da un’insolita agitazione.
Non condividiamo il Manifesto di Ottobre presentato il 26 ottobre scorso a Milano da un gruppo di intellettuali della destra "futurista" e dell'ex sinistra comunista perché confonde l'immaginazione con la realtà.
Per la sinistra l’arbitrato è una forma di giustizia malata, di rango inferiore, sostanzialmente truffaldina. Qualsiasi tutela possa trovare il Parlamento, che oggi discute i provvedimenti sul "collegato lavoro", sarà sempre insufficiente. Solo il giudice togato può "fare giustizia", anche se magari ci impiega anni.
Non sappiamo dove abbia vissuto negli anni ottanta e novanta il professor Rossi di Fare Futuro Web Magazine. Certo in noi rimane nitido il ricordo dello stato di profondo degrado della politica in quell’orribile ventennio.
Il bipartitismo è morto, e anche il bipolarismo non se la passa molto bene. Non è Woody Allen. E' il commento di Casini all'addio di Rutelli al Pd. Della serie: missione compiuta per quanti, in fondo, in un equilibrio bipolare fondato sull'alternanza e sulla centralità degli elettori non avevano mai creduto. Ma le cose non stanno proprio così.
Nel Pdl si faranno certamente considerazioni e conteggi molto sofisticati per dimostrare che il voto europeeo non è andato poi così male e forse troveranno anche il modo di convincerci. Intanto, così a caldo, qualcosa ci viene già voglia di dirla.
La tesi di laurea di Pansa aveva per titolo "Guerra partigiana fra Genova e il Po". Ebbe la lode e la dignità della pubblicazione, uscì qualche anno dopo per Laterza, vinse il Premio Luigi Einaudi (mezzo milione di lire di allora, era il 1959), gli valse l'assunzione alla Stampa. Gli storici che accusano Pansa di non conoscere la storia dicono una fesseria.
Oramai, e non solo nel nostro paese, il discrimine più significativo, che passa anche all’interno degli stessi attuali schieramenti politici, è quello tra coloro che ritengono validi il principio di realtà oggettiva, e di conseguenza, l’esistenza di una “legge naturale” e coloro che, al contrario, basano la loro azione su una visione soggettivistica, e quindi relativistica, della realtà.
Macerie della sinistra. Sabato sulle pagine del Foglio appare una lettera di Walter Veltroni che più che rispondere a criteri politici sembra obbedire ai canoni che un tempo ispiravano i successi di “Un disco per l’estate”. Roba da non credere.
- 1 di 3
- ››
