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Dopo diversi anni in cui si è assistito a un brillante processo di evoluzione e sviluppo del mercato delle comunicazioni mobili, che ha portato il nostro Paese su livelli massimi di penetrazione nel contesto europeo, il mercato italiano vede oggi un’importante fase di declino del proprio valore economico.
Internet sta cambiando il modo in cui si conducono le campagne elettorali, e quindi come i politici devono costruire il consenso e la loro credibilità in Rete. Pubblichiamo un'analisi sulla vasta offerta di strumenti informatici che il Web 2.0 mette a disposizione del ‘politico-comunicatore’ del terzo millennio.
Molto tempo è passato da quando la Rete ha iniziato a soffrire dei primi problemi legati alla violazione della privacy e del copyright. Le multinazionali del web si stanno impegnando per proporre al legislatore soluzioni software originali, con lo scopo di conciliare ciò che accade nel mondo virtuale con la realtà.
Le imprese italiane non hanno approfittato, se non in minima parte, delle opportunità economiche offerte dal web. Ma qualcosa sta cambiando.
La politica ha sempre creduto di trovare delle soluzioni tecnologiche definitive con cui sciogliere le tensioni più profonde del suo agire: l’angoscia della scelta, il peso della responsabilità, la capacità previsionale, il consenso, la tentazione carismatica. La tecnologia dell’informazione le ha offerto il Web. Creando uno spazio politico digitale.
Il mondo dei servizi pubblici di comunicazione attraversa una fase di grande trasformazione. Il fattore chiave del cambiamento è lo sviluppo delle tecnologie ICT verso la realizzazione di Reti di comunicazione di nuova generazione (NGN - Next Generation Network) a Banda Larga. Ma non tutti i grandi player italiani sono disposti ad accettare questa sfida.
Apple e Google, i due titani dell’information technology, lanciano la strategia d’approdo nell’affollato mercato della telefonia mobile.
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"La digitalizzazione ci è parso un cruciale banco di prova di un reale processo di apertura del mercato dei prodotti televisivi, di incremento della concorrenza e di crescita del pluralismo dei contenuti". 