Per non fare la fine della Grecia all'Italia ancora servono le riforme del Cav.
A dieci anni dalla adozione dell’euro non più solo come moneta di conto, ma anche come mezzo di pagamento, c’è una crisi dovuta al caso greco, che mette a repentaglio tutta questa costruzione e genera una tensione anche per il debito pubblico italiano. Conviene riflettere sugli anni dall’ingresso nell’euro ad oggi e confrontare il percorso passato e futuro della Grecia con quello dell’Italia per capire quale futuro ci attende.
I partiti guardano al 2013 ma nessuno sa ancora da che parte andare (e con chi)
Grandi manovre e grandi incertezze. Maroni ‘conquista’ la Lega, Alfano incassa l’Imu rateizzata e il decreto sulle compensazioni crediti-debiti, il Pdl si interroga su come riunire i moderati, Casini chiude il Terzo Polo senza il sì di Fini e Rutelli, Bersani è tentato dalla via più sicura, a braccetto con Vendola e Di Pietro. Lo scenario 2013 è già qui, ma i contorni sono sfocati. Servono anzitutto le riforme (costituzionale ed elettorale) per fare almeno un po’ di chiarezza.
Il Pdl ponga le basi per la ricostruzione di una nuova area popolare e riformista
I recenti risultati elettorali presentano delle dinamiche complesse ancora in via di decifrazione come sempre succede nel caso delle elezioni locali quando si intersecano motivi di rilievo nazionale e questioni legate allo specifico delle situazioni. Il risultato è uno strano gioco di specchi dove il successo è frutto della forza della buona amministrazione, mentre la sconfitta è sempre figlia degli errori dei padri.
Contro il terrorismo serve una risposta ferma di istituzioni, media e sindacati
Ci mancava soltanto la discesa in campo del terrorismo. Si era capito subito dopo l’attentato dal manager dell’Ansaldo Roberto Adinolfi, anche se le istituzioni avevano tenuto un atteggiamento prudente, molto discutibile, come se cercassero di allontanare da sé un altro grave problema in più nascondendo la testa sotto la sabbia alla maniera degli struzzi.
Il governo ritiri la controriforma del pubblico impiego
La riforma Patroni Griffi del pubblico impiego, per la valutazione dei dipendenti statali e per i premi di produttività, non fa più riferimento ai singoli lavoratori, ma si affida soprattutto al costo/risultato del dirigente per la sua unità operativa. Si tratta di un principio assolutamente sbagliato. L’Occidentale si appella all’esecutivo affinché non traduca in disegno di legge l'accordo raggiunto venerdì scorso tra il ministro della Pubblica Amministrazione, le Regioni, le Province, i Comuni e i sindacati.
Nel Pdl se le suonano. Il Cav. vuole federare i moderati per spiazzare Casini
Dicono di un Cav. furibondo, tentato dall’idea di staccare la spina a Monti. Per le parole che Monti ha usato sulla crisi e sul dramma dei suicidi per la crisi. Lì per lì, i ‘falchi’ hanno esultato, poi hanno prevalso le ‘colombe’. In tempo reale, è arrivata la correzione del premier (della serie: non ce l’avevo con Berlusconi) ma il clima resta teso. E a quanto pare di capire il partito è pronto a cambiare rotta: lealtà ma non a tutti i cosi. Intanto nel Pdl va in scena un dejà vu.
Ecco perché il sostegno di Santorum rafforzerà Mitt Romney
Era nell’aria da tempo, almeno dal giorno del suo ritiro dalle primarie il 10 aprile. Anzi, era un fatto. Adesso è anche un principio. Rick Santorum appoggia la campagna elettorale di Mitt Romney contro Barack Obama. Contrariamente a ciò che sarebbe pur lecito pensare, non è però una mossa scontata. Avrebbe potuto fare il prezioso, avrebbe potuto congelare migliaia e migliaia di voti conservatori che a Romney servono invece come l’aria per respirare. Avrebbe potuto, ma non l'ha fatto.
Hollande ha vinto perché lo 'stile Sarkozy' non piaceva più ai francesi
Sarkò ! “Degage”! ( Levati di torno ). Ecco questo è il risultato delle elezioni francesi. Dai sondaggi il 55% dei voti presi da Hollande non sono per lui; sono contro Sarkozy il quale ha perso, oltre che per la sua politica confusa, soprattutto per la sua persona, purtroppo per lui, poco francese. Eletto Presidente andò a cena con amici ricchissimi al Fouquet’s, ristorante extralusso degli Champs Elisées. Hollande, invece in un palchetto di Tulle, cittadina della Correze, ove ha incarichi elettivi da più di venti anni, ha fatto suonare la “vie en rose” da un accordeon (fisarmonica) e da un’orchestrina popolare.
Le scelte economiche di Hollande potrebbero favorire la crescita dell'Ue
La vittoria di Hollande in Francia non comporta una modifica nella struttura del patto fiscale racchiuso nel cosidetto fiscal compact, che è stato sottoposto alla approvazione degli stati membri dell’Unione europea, con particolare riguardo a quelli dell’euro zona. Ma certamente servirà a dar luogo a una politica di interesse comune, onde controbilanciare gli effetti recessivi che la sua applicazione può generare.
Ora la sfida di Hollande è fare crescita senza sforare sui conti pubblici
François Hollande è il nuovo presidente francese. Con lui si apre la presidenza dell'uomo "normale", dopo i percipiti eccessi bling-bling di Nicolas Sarkozy. Il neo-presidente prende in mano una Francia in mezzo a una crisi europea maggiore. Oggi le sue proposte anti-rigoriste trovano orecchie attente alla Bce e in Italia. Hollande dovrà dar prova di saper dialogare con la Germania e il Nord Europa. Ma soprattutto dovrà dimostrare di saper fare crescita, rispettando gli equilibri di finanza pubblica. Sapremo così se la "normalità" della sua presidenza sarà per la Francia (e per l'Europa) un bene o un male.
Befera ha ragione: il silenzio delle istituzioni per un gesto criminale è inaccettabile
Ha ragione il direttore generale delle Entrate, Attilio Befera. E’ inaccettabile il silenzio delle Istituzioni sull’aggressione ad un ufficio periferico dell’Agenzia nel bergamasco. C’è in giro troppa comprensione per il gesto criminale di un energumeno che acquista armi da fuoco anzichè pagare il canone tv, mentre vi è troppo poca solidarietà per quei funzionari ed impiegati dello Stato che hanno rischiato la vita solo perché compiono il loro dovere.
La spending review on line di Monti funziona se non è solo un censimento
Con questa operazione il governo si è spogliato della sua algida veste di tecnocrate ed ha assunto sembianze più umane. Può funzionare, ma a due condizioni. La prima è che a questa operazione di censimento delle inefficienze seguano poi opportuni tagli e che questi siano ingenti. A quel punto, sarà l'Esecutivo a dover assumersi la responsabilità di decidere dove e quanto tagliare, avendo il dovere di non guardare in faccia a nessuno. La seconda, è che il processo di spending review non si arresti davanti alla soglia dei palazzi del potere.
Il Cav. suona la campanella per Monti, Alfano quella per il fisco
La prima volta in sei mesi. Berlusconi ricompare sulla scena politica per dire che il Pdl non approverà a scatola chiusa tutti i provvedimenti di Palazzo Chigi. Il che vuol dire che potrebbe anche non votarli. Aggiunge due elementi: questo governo è ‘provvisorio’ e con Bossi non c’è rottura vera, piuttosto un dissenso sul sostegno ai Prof. e in qualche caso ‘ragioni fondate le aveva’. Che succede?
Il "né-né" di Marine Le Pen segna l'opa del FN su tutta la destra francese
"Né Sarkozy, né Hollande". Scheda bianca. Queste le indicazioni di voto di Marine Le Pen nel discorso al margine del rituale defilè del Front National (FN) a Parigi del 1 Maggio. Sono giorni di ansia nella destra francese. Nicolas Sarkozy è dato sotto nei sondaggi, incapace della rimonta sperata dai suoi sostenitori. Il prossimo 6 Maggio François Hollande vincerà e si aprirà la battaglia a destra per la leadership dell'opposizione. L'invito alla scheda bianca di Marine Le Pen indica che il suo Front National, forte degli otto milioni di voti dello scorso 22 Aprile, può aspirare ad entrare nei giochi di palazzo della Va Repubblica.
Il Pdl prova a ‘riprendersi’ imprenditori e ceto medio con la battaglia anti-tasse
Imu, tasse, banche. Il Pdl prova a riprendersi i temi forti del suo programma e con essi i consensi di imprenditori e di quel ceto medio tartassato dai tecnici che hanno subappaltato ad altri tecnici il taglio della spesa pubblica e degli sprechi. Due ‘categorie’ di elettori che meglio rappresentano la platea dei delusi che sul web e nei sondaggi segnalano il distacco dal partito che più di ogni altro ha innalzato il vessillo della 'rivoluzione' liberale. Ad oggi incompiuta.
Se il Pdl vuole tornare a vincere deve farlo 'azzerando' se stesso
Secondo un sondaggio riportato da Il Giornale qualche giorno fa, sarebbe pari al 74 per cento la percentuale degli elettori Pdl favorevoli a “un ritorno allo spirito del’94” e che vorrebbe oggi “ricostruire un partito liberale di massa”. Dati che dicono molto, se si leggono bene.
Illusioni politiche ed errori ideologici del governo tutt'altro che tecnico di Monti
In poco tempo “governo dei tecnici” di Monti ha perso la popolarità che aveva, non solo fra gli elettori, ma anche fra i media e i circoli economici e finanziari che lo hanno sponsorizzato. Ne è una chiara testimonianza l’editoriale di “sostegno allarmato” del direttore del Correre della Sera, De Botoli, che raramente scrive editoriali e dirige un giornale che è stato e rimane il primo sponsor di questo governo.
Con l'arrivo d'Hollande nell'intelligence francese siamo ai 'salti della quaglia'
Gli esperti di sicurezza del partito socialista francese, dopo quel primo turno delle elezioni presidenziali che vede in testa François Hollande, devono fare i conti con telefoni cellulari intasati dalle chiamate: l'aria che tira consiglia infatti a parecchi operatori del settore di avviare nuovi contatti o stringere rapporti in passato appena accennati. Non mancano, come in ogni parte del mondo in queste situazioni, divertenti "salti della quaglia", con personaggi legati da anni all' area post-gollista che si scoprono improvvisamente affascinati dalla gauche.
Su crescita e lavoro il Pdl (e non solo) prepara l’ultimatum al governo Monti
Azione combinata a Palazzo Madama e Montecitorio. Crescita e lavoro sono le parole-chiave che il Pdl mette nell’agenda del governo, chiarendo che o si cambia registro o il sostegno ai Prof. potrebbe mutare. Non è ancora un vero e proprio ultimatum, piuttosto è un’alzare l’asticella e cercare di condizionare le scelte di Palazzo Chigi su due dossier strategici per lo sviluppo. Che ancora non c’è. E tuttavia è quanto basta per fa capire come il partito che ha più voti in parlamento (ma l’insofferenza è bipartisan) sia determinato a imprimere una svolta di legislatura.
L’ultima chance per la politica sono le riforme, per Monti lo stop alle tasse
Il vento dell’antipolitica soffia forte sui palazzi della politica. Il Colle è preoccupato, i partiti pure ora che con Monti la luna di miele è finita e il governo non dà segni concreti sui due fronti scoperti: riduzione del debito e pressione fiscale. Fase delicata, con lo spettro di elezioni anticipate che torna e il pacchetto di riforme ancora da chiudere, unico vero antidoto ai demagoghi dell’antipolitica.
